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La tecnologia delle moderne reflex : Il sensore digitale

FOTOGRAFO DI MATRIMONIO A ROMA

L’antenato della prima fotocamera moderna il Daguerreotype fu congegnato nel 1839. Da quella data la Fotografia è protagonista di una evoluzione che continua fino ai nostri giorni. L’introduzione di nuove attrezzature fotografiche ha ampliato lo scenario nel quale la Fotografia ha potuto continuare il suo cambiamento ed ha fornito ai fotografi nuovi strumenti di ripresa sempre più raffinati.

La storia della Fotografia, in particolar modo per un Fotografo di Matrimonio a Roma, è ricca di innovazioni ed attrezzature che hanno visto il passaggio da strumenti molto rudimentali a strumenti sempre più sofisticati e precisi, da supporti in legno a supporti in acciaio o lega di magnesio, da forme ingombranti fino a miniaturizzazioni. E non da ultimo un cambiamento epocale è stato quello del passaggio da fotocamere basate sulla pellicola dotata di emulsione verso macchine fotografiche fornite di sensore digitale.

 Il primo prototipo digitale fu ideato nel 1975 da un ingegnere della Kodak ma fu solo nel 1981 che fu presentata una macchina digitale la Sony Mavica che utilizzava come supporto dei floppy disk. Si riconduce alla Fuji DS-1P del 1981, che per prima utilizzò un sensore CCD ed archiviazione delle immagini su flash card rimovibili, il titolo di macchina fotografica digitale.

 Il funzionamento delle reflex e delle fotocamere digitali non si discosta molto da quelle tradizionali o a pellicola. Per entrambi i sistemi, infatti, sono presenti un otturatore (che è passato da completamente meccanico alla gestione elettronica), un diaframma (contenuto nell’obiettivo) ma differiscono per il supporto sul quale viene impressionata l’immagine. Per quelle tradizionali (o analogiche) si tratta di pellicola, per le fotocamere digitali un sensore CCD (Charged Coupled Device) o CMOS (Complementary Metal Oxide Semiconductor).

Nel sensore CCD la luce viene convertita in dato digitale e questo processo si verifica all’esterno attraverso un software dedicato, nel caso invece del CMOS, grazie a fotodiodi che posseggono un proprio amplificatore e convertitore A/D, la conversione si verifica direttamente all’interno del sensore. La superficie del sensore è costituita da milioni di elementi infinitesimi (della grandezza di millesimi di mm ovvero micron) che sono fotosensibili e si chiamano pixel e che generano un segnale elettrico in base alla quantità di luce rilevata. L’interpolazione cromatica secondo il processo di Bayer permette di ottenere l’esatto colore a seconda del segnale elettrico emesso dai milioni di pixel del sensore digitale.

Sarà poi, successivamente, un processore di immagine presente nel corpo macchina, ad analizzare ed elaborare tutti i segnali di ciascun pixel per comporre l’immagine finale (Buffer).

Quindi, verrà generata l’immagine che sarà derivata dalla conversione del segnale digitale in un formato fruibile dall’utilizzatore finale attraverso l’elaborazione (CPU) dei segnali elettrici dei fotodiodi amplificati e convertiti in forma digitale grezza (file raw) oppure in forma digitale elaborata (file jpeg).

Una volta creati questi file verranno archiviati e salvati dalla fotocamera stessa su supporti chiamati scheda SD (Secure Card) o CF (Compact Flash). File che potranno poi essere stampati o elaborati dall’utente attraverso programmi di editing (Photoshop, Lightroom ecc.)

Prima dell’avvento del digitale l’immagine veniva impressionata sulla pellicola e successivamente sviluppata nella camera oscura con attività di lavorazione manuale e stampa.

Attilio Di FIlippo | Fotografo Matrimonio Roma

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